Cloud: cos'è e a cosa serve

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La parola inglese «cloud» significa nuvola. In informatica indica l'uso, tramite internet, di risorse che si trovano su server remoti: spazio di archiviazione, potenza di calcolo, programmi.

Ogni volta che usiamo la posta elettronica via web, modifichiamo un documento online, guardiamo un film in streaming o salviamo le foto del telefono, stiamo usando il cloud.

Il cloud storage

Il cloud storage è l'archivio online: un cassetto virtuale dove mettere documenti, foto e altri file. Un tempo, per portare un file con sé, servivano chiavette USB, dischi esterni o CD. Oggi i file si possono aprire da qualsiasi dispositivo collegato a internet, dal computer allo smartphone.

Esempi molto diffusi sono Google Drive, Microsoft OneDrive, Dropbox e iCloud.

Perché lo usano le aziende

Con il cloud un'azienda non deve per forza comprare e gestire server propri: paga le risorse che usa, può aumentarle o ridurle in base alle necessità e può far accedere i collaboratori ai dati da qualsiasi luogo. Anche molti programmi gestionali e di contabilità oggi funzionano nel cloud.

I tre modelli di servizio

IaaS (Infrastructure as a Service)

Si noleggia l'infrastruttura: server virtuali, spazio su disco, rete e indirizzi IP, pagando in base al consumo. Serve per ospitare siti web, archiviare dati, fare backup e far funzionare applicazioni. Esempi: Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google Cloud.

PaaS (Platform as a Service)

Offre agli sviluppatori una piattaforma pronta per creare e pubblicare applicazioni, senza doversi occupare dell'installazione e della configurazione di server e sistemi operativi.

SaaS (Software as a Service)

È il programma pronto all'uso, accessibile dal browser o da un'app ovunque ci sia una connessione, di solito con un abbonamento mensile o annuale. Gmail, Microsoft 365 e Google Workspace sono esempi che quasi tutti usiamo, spesso senza rendercene conto.

Cloud pubblico, privato e ibrido

  • Cloud pubblico: l'infrastruttura appartiene a un fornitore che offre i servizi a molti clienti tramite internet, gratis con limiti o a pagamento in base al consumo.
  • Cloud privato: l'infrastruttura è dedicata a una sola organizzazione, gestita internamente o da un fornitore. Serve a chi vuole il massimo controllo sui propri dati.
  • Cloud ibrido: unisce cloud pubblico e privato. È più complesso da gestire, ma permette di tenere i dati più delicati sotto controllo diretto e usare il cloud pubblico per il resto.

Cosa controllare prima di usarlo in azienda

  • Dove sono i dati. Per i dati personali di clienti e dipendenti vale il GDPR: meglio scegliere fornitori con server nell'Unione europea o con garanzie adeguate.
  • Chi può accedere. Attiva l'autenticazione a due fattori su tutti gli account e dai a ciascuno solo i permessi che servono.
  • Il backup. Sincronizzare non significa fare il backup: se un file viene cancellato o cifrato da un ransomware, la modifica si propaga ovunque. Serve una copia separata. Ne parliamo nell'articolo sui ransomware.
  • I costi. Gli abbonamenti si sommano: conviene fare l'elenco dei servizi attivi e di quanto costano ogni anno.

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